N. 69 Marzo 2017 | La Marcia per l’Europa e la svolta di cui l’Europa ha bisogno

Lo straordinario successo della Marcia per l’Europa, la manifestazione pro-europea che l'MFE ha organizzato insieme all’UEF, deve diventare una giornata di svolta per chiunque abbia a cuore il successo del progetto di unificazione dell’Europa.

La giornata di sabato 25 marzo, con la celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma e con lo straordinario successo della Marcia per l’Europa, la manifestazione pro-europea che il Movimento Federalista ha organizzato insieme all’Unione europea dei federalisti, deve diventare una giornata di svolta per chiunque abbia a cuore il successo del grandioso progetto di unificazione dell’Europa.

Cittadini, forze politiche e sociali rivolte al futuro e al progresso della nostra società, istituzioni europee e governi nazionali, tutti sono – siamo – chiamati ad imprimere il segno della riscossa e del rilancio europei contro le forze nazionaliste, disfattiste e oscurantiste che vogliono riportare l’odio e la guerra sul nostro continente e distruggere la nostra civiltà pacifica, fondata sulla democrazia, la libertà, la solidarietà.

Sabato i federalisti, con i cittadini e le forze che hanno avuto il coraggio e la forza di mobilitarsi e di schierarsi con la Marcia per l’Europa, hanno vinto una prima grande scommessa. Una presenza tanto numerosa (almeno 10.000 persone), determinata e unita nei tanti colori che hanno riempito Piazza Bocca della Verità e animato il corteo, da oscurare gli antieuropeisti, sovranisti o StopEuro, che hanno fatto un clamoroso flop con una mobilitazione ben inferiore alle cifre sbandierate. Una presenza che ha lasciato stupefatti gli osservatori della stampa e dei media (come dimostrano molti articoli apparsi sui grandi quotidiani europei – anche se nel nostro Paese non tutti hanno voluto rendere giustizia nei  loro resoconti a questa grande vittoria dei sostenitori dell’Europa). Una presenza infine che ha impressionato anche i politici che sono voluti intervenire per sostenere il messaggio che campeggiava sul nostro palco “For a Federal Europe!”: 30 interventi che hanno visto insieme sindacati, movimenti giovanili, associazioni delle istituzioni locali e rappresentanti di una galassia di organizzazioni pro-europee, insieme agli esponenti del PD, della nascente Forza Europa, a membri del Governo e a quei parlamentari europei di tutti gli schieramenti che, come Gruppo Spinelli, stanno facendo la battaglia federalista all’interno delle istituzioni europee. A coronare queste adesioni vanno ricordati l’apprezzamento e l’augurio per il successo della manifestazione da parte del Presidente Mattarella, che ha ricordato ai partecipanti che “il percorso di costruzione dell’Europa unita…..ci chiede…maggiore integrazione e un’accresciuta capacità di esprimerci, anche a livello internazionale, attraverso una sola voce”. Lo stesso Presidente ha ricordato poi ai Capi di Stato e di governo, suoi ospiti al Quirinale, che per l’Europa inizia “una fase costituente”.

Sotto questo profilo, i Capi di Stato e di governo, riuniti in Campidoglio per rendere omaggio alla firma dei Trattati di Roma e per dimostrare la loro volontà di proseguire sulla via del cammino tracciato dai Padri fondatori, non sono stati altrettanto coraggiosi rispetto al compito che la storia ha loro assegnato. Molti ostacoli hanno frenato lo slancio che per primo il Governo italiano voleva dare alla Dichiarazione e che le aperture della Merkel di alcune settimane fa sulla necessità di realizzare un’Europa a diverse velocità potevano far sperare. Hanno frenato sia le diverse concezioni sul concetto di unità europea che spesso contrappongono i Paesi membri, in particolare quelli dell’Europa centro-orientale rispetto ai fondatori e ai partner più legati al progetto politico, sia le prudenze legate alle scadenze elettorali nazionali in Francia e Germania, sia le difficoltà politiche a pensare, prima ancora che a cercare di realizzare, quel concetto dell’Europa “a velocità diverse” che le differenti visioni rendono inevitabili e che, per non risultare divisive, devono accompagnarsi ad un percorso coraggioso di riforma delle istituzioni. Un percorso capace di dotare le istituzioni europee degli strumenti politici e fiscali necessari affinché queste ultime possano non solo garantire e rafforzare il mercato unico europeo a 27, ma anche fornire l’Eurozona di un governo sovranazionale, democratico e legittimo di fronte ai cittadini, per sviluppare quelle politiche europee che sono indispensabili per rispondere alle poderose sfide del nostro tempo, che pure la Dichiarazione efficacemente richiama.

Ciascuno dunque è chiamato a svolgere il proprio compito in questa fase storica cruciale per il futuro della nostra società. I federalisti ieri hanno svolto il loro, insieme a tanti compagni di strada, incluso lo schieramento riunito sotto lo slogan de “La nostra Europa” al Colosseo; compagni di strada che crediamo possano diventare sempre più numerosi. Vogliamo sperare che tra questi compagni ci saranno sempre più anche quei Governi che credono nel grande progetto dell’Europa unita, democratica, federale.

Publius

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