N. 01, Dicembre 1997

Oggi al centro del dibattito europeo sta l’Unione economica e monetaria che, salvo imprevisti, vedrà la luce il primo gennaio 1999. Essa costituirà un decisivo passo avanti nel processo di unificazione europea. I governi dei paesi che intendono farne parte, e le forze politiche che li sostengono o che comunque condividono l’obiettivo della moneta europea, sono impegnati in un grande sforzo per realizzare le condizioni della loro partecipazione fin dall’inizio. Ma l’Unione monetaria non concluderà certo il processo di unificazione europea. Si impone quindi sin d’ora una approfondita riflessione su ciò che avverrà dopo la sua entrata in vigore...

 

N. 02, Febbraio 1998

La prospettiva della creazione della moneta europea ha reso possibile un processo di convergenza delle politiche di bilancio dei paesi membri dell’Unione europea (compresi quelli che, almeno in un primo tempo, non entreranno nell’Unione monetaria) che sarebbe stato inimmaginabile soltanto pochi anni fa. Anche i governi che si ritenevano condannati dalla loro debolezza a mantenersi in sella ricorrendo allo strumento del deficit (e prima a quello dell’inflazione) hanno saputo trovare, in vista dell’obiettivo della moneta, la forza e il consenso necessari per imporsi una disciplina rigorosa; e i loro cittadini hanno accettato con senso di responsabilità i sacrifici che questa disciplina ha comportato...

 

N. 03, Maggio 1998

A sei anni dalla firma del Trattato di Maastricht si deve prendere atto senza alcuna residua possibilità di dubbio che la parte dell’accordo che riguarda la Politica estera e di sicurezza comune si è rivelata totalmente inefficace.
Se si esamina il comportamento dell’Unione nei teatri di crisi che hanno coinvolto più da vicino l’Europa, minacciandone direttamente la sicurezza, cioè l’ex-Jugoslavia, Israele e l’Iraq, non ci si può sottrarre alla constatazione che l’Unione ha offerto ovunque uno spettacolo di divisione, di impotenza e di irresponsabilità...

 

 N. 04, Luglio 1998

Con le decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles del 2 maggio sono state dissipate le incertezze che permanevano quanto alla partenza dell’Unione monetaria e alla designazione dei paesi che ne avrebbero fatto parte fin dall’inizio. Come non poteva non accadere, l’attenzione dei politici e dei commentatori ha incominciato a spostarsi sul dopo, cioè sulla riforma delle istituzioni che all’Unione monetaria dovranno fare da cornice politica, pur nel rispetto dell’autonomia della Banca centrale...

 

N. 05, Ottobre 1998

La crisi finanziaria iniziata alcuni mesi fa nei mercati del Sud-Est asiatico rischia di assumere dimensioni mondiali. Essa ha investito la Russia e l’America latina e messo a nudo la totale inerzia e impotenza del Giappone. Essa sta seminando la paura nei mercati finanziari americani ed europei. Molti osservatori incominciano a temere seriamente che essa si estenda dal settore finanziario all’economia reale dando il via ad una fase di recessione mondiale di imprevedibile gravità...

 

N. 06, Dicembre 1998

L’avvento nel paese economicamente più forte dell’Unione di un governo a guida socialdemocratica e il conseguente ampliamento del numero di paesi membri governati da partiti o da schieramenti di sinistra hanno fatto credere a molti che l’Unione sia entrata in una nuova fase della sua storia. Questa sensazione è stata avvalorata da ripetute dichiarazioni di capi di governo, ministri e commissari, nelle quali l’accento è stato posto non più sull’imperativo del rigore finanziario, ma su quello della lotta alla disoccupazione...

 

N. 07, Febbraio 1999

L’entrata in vigore della moneta unica europea deve essere celebrata come un evento eccezionale nella storia del continente. Come molti hanno giustamente notato, è la prima volta nella storia dell’umanità che un ampio gruppo di grandi Stati indipendenti si sottopone al rigido vincolo costituito dall’adozione di una moneta unica. In questo modo gli undici paesi dell’area dell’euro hanno compiuto un passo importantissimo. La moneta unica, sottraendo agli Stati membri dell’UEM la leva della politica monetaria, limita in modo drastico i loro strumenti di intervento sull’economia...

 

N. 08, Aprile 1999

Molti invocano oggi un cambiamento della filosofia con la quale viene condotta in Europa la politica economica e monetaria. Si tratterebbe di passare da una fase nella quale il ricordo dei guasti prodotti dall’inflazione degli anni ’80 ha spinto i politici e le banche centrali a privilegiare l’obiettivo della stabilità rispetto a quello della crescita ad un’altra nella quale l’ordine di priorità deve essere invertito perché il pericolo principale da scongiurare non è più quello dell’inflazione, ma è diventato quello della recessione...

 

N. 09, Maggio 1999

La guerra nel Kosovo, con gli orrori della pulizia etnica che l’accompagnano e le insensate distruzioni che essa sta provocando ci deve indurre ad alcune riflessioni.
1) I governi dell’Unione europea hanno gravissime responsabilità per gli avvenimenti che hanno portato alla disgregazione della Jugoslavia e che sono culminati nella follia del conflitto in corso...

 

N. 10, Settembre 1999

La campagna elettorale che ha preceduto le elezioni europee di giugno ha avuto purtroppo ancora una volta il carattere di un confronto politico su temi nazionali. Ed è certo che la mancanza di una visione europea in tutte le forze politiche - con alcune sporadiche e parziali eccezioni - è stata la ragione principale del preoccupante tasso di astensionismo che, anche se in misura diversa - si è manifestato in tutti i paesi dell’Unione...

 

N. 11, Novembre 1999

La parola d’ordine della Costituzione europea si sta facendo strada nel dibattito politico in tutti i paesi dell’Unione, ed è stata fatta propria anche da uomini politici importanti e da influenti commentatori. Quella che nel Parlamento europeo era stata fino all’ultima legislatura la “Commissione istituzionale” si chiama oggi “Commissione costituzionale”. Questi sono sviluppi e fatti positivi,che hanno introdotto nel dibattito un termine che, riferito all’Europa, era fino a pochi mesi fa un tabù...

 

N. 12, Gennaio 2000

La nascita in Francia di uno schieramento trasversale che viene designato con il termine di “souverainiste” e che sta realizzando alleanze negli altri paesi dell’Unione dimostra che le forze contrarie all’unità politica dell’Europa si sono rese conto del fatto che, dopo la nascita dell’euro, il processo di unificazione europea è entrato in una fase cruciale, nella quale si pone il problema della sovranità. Esse sono quindi scese in campo con lucidità e determinazione per riaffermare che la sovranità è, e deve rimanere, una prerogativa degli Stati nazionali...

 

N. 13, Marzo 2000

L’approssimarsi della Conferenza intergovernativa decisa dal Consiglio europeo di Helsinki rimette in primo piano il problema dell’allargamento. Si tratta di un processo che in prospettiva porterà l’Unione europea a comprendere 27 o 28 membri, aventi strutture sociali ed economiche assai più eterogenee di quelle dei 15 membri attuali...

 

N. 14, Maggio 2000

Il Consiglio europeo di Tampere, in esecuzione di una decisione di massima presa a Colonia, ha attribuito ad un “organo” nel quale sono rappresentati i Capi di Stato e di governo dell’Unione, la Commissione, il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali il compito di elaborare una Carta europea dei diritti fondamentali. La cosa ha suscitato un forte interesse all’interno del Parlamento europeo e in alcuni ambienti europeisti e molti si sono già messi all’opera per tentare di esercitare un’influenza sui lavori di questa assemblea...

 

N. 15, Settembre 2000

Il discorso del 12 maggio del Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer all’Università Humboldt di Berlino e quello del 27 giugno del Presidente francese Jacques Chirac al Bundestag hanno fatto fare un grande salto di qualità al dibattito sull’unificazione europea. Il problema del punto d’arrivo del processo e dei modi per arrivarci sono stati posti al centro dell’attenzione dopo decenni di irresponsabile disinteresse...

 

N. 16, Ottobre 2000

UNA COSTITUZIONE FEDERALE PER L’EUROPA

Grazie al discorso del 12 maggio del Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer all’Università Humboldt di Berlino e a quello del 27 giugno del Presidente francese Jacques Chirac al Bundestag i problemi cruciali del processo di unificazione europea sono stati portati all’attenzione dell’opinione pubblica. Si è incominciato a prendere coscienza del fatto che senza una radicale trasformazione delle istituzioni dell’Unione questa non sarà in grado di reggere all’urto dell’allargamento e rischia di fallire, con conseguenze catastrofiche per la pace, la democrazia e il benessere in Europa.

 

N. 17, Gennaio 2001

Il Consiglio Europeo di Nizza si è concluso con un totale fallimento. Si tratta peraltro di un fallimento previsto, e per il quale non vi è alcuna ragione per essere delusi, perché non ve n’era alcuna per illudersi prima che il Vertice si svolgesse. I problemi cruciali del processo di unificazione europea erano stati rigorosamente esclusi dall’ordine del giorno. Si sapeva quindi che a Nizza si sarebbero confrontate posizioni minimaliste. Sarebbe stato ingenuo aspettarsi che da questo confronto emergesse un compromesso di profilo elevato...

 

N. 18, Marzo 2001

Il processo di integrazione europea è avanzato fino a Maastricht attraverso il conseguimento di una serie di risultati parziali come la CECA, il Mercato comune, l’elezione diretta del Parlamento europeo, il Mercato unico, la moneta europea. Questi risultati parziali, da un certo punto di vista, possono essere considerati come diversioni rispetto all’obiettivo finale della fondazione della Federazione europea. ..

 

N. 19, Maggio 2001

Dal tempo dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht, l’Unione europea si è dimostrata incapace di compiere ulteriori passi avanti sulla strada della riforma delle sue istituzioni nel senso della creazione progressiva di una more perfect union. La cosa è passata sostanzialmente inosservata fino all’entrata in vigore dell’Unione monetaria, il 1° gennaio 1999, perché gli sforzi dei politici e l’attenzione degli osservatori erano concentrati sul problema dell’adeguamento dei bilanci e dei principali strumenti della finanza pubblica nazionali ai parametri fissati dal Trattato...

 

N. 20, Settembre 2001

Quando quella dell’allargamento ai paesi dell’Europa centro-orientale sembrava ancora una prospettiva lontana, molti uomini politici degli Stati dell’Unione si dicevano convinti della necessità di realizzare preventivamente un profondo rafforzamento delle sue istituzioni. Essi erano consapevoli che esso sarebbe stato indispensabile per consentire all’Unione di reggere all’urto dell’ingresso dei nuovi paesi e per evitare che essa si trasformasse in un’area di libero scambio, priva di qualsiasi forza di propulsione politica e di qualsiasi legittimità, e quindi destinata a termine a dissolversi...

 

N. 21, Dicembre 2001

Gli sviluppi degli avvenimenti dell’11 settembre negli Stati Uniti suggeriscono tre osservazioni. La prima riguarda la crescente fragilità dell’egemonia americana e la sempre più evidente impossibilità per gli Stati Uniti di creare e consolidare un nuovo ordine mondiale partendo da un approccio unilateralistico. Il mondo è troppo vasto per essere governato da un solo paese e l’idea della pax americana è una pura e semplice utopia...

 

N. 22, Febbraio 2002

La linea seguita negli ultimi mesi dalla politica europea del governo italiano dovrebbe suscitare preoccupazione e allarme in tutti gli europei che abbiano un minimo di senso di responsabilità. L’Italia ha sempre fatto parte del gruppo di paesi dalla cui collaborazione sono nate tutte le iniziative che hanno fatto avanzare il processo di integrazione europea, fino a Maastricht. La conseguenza della nuova linea del governo italiano non sarà quindi soltanto l’emarginazione dell’Italia da un’Europa che continua nel cammino della sua unificazione...

 

N. 23, Maggio 2002

Il cammino dell’unificazione dell’Europa è finora avanzato secondo una dinamica caratterizzata da una fondamentale ambiguità. I suoi protagonisti, cioè essenzialmente i governi, sono stati motivati, ad ogni svolta del processo, da due logiche contraddittorie. Da un lato essi si rendevano conto che un certo grado di unità nel quadro della Comunità prima e dell’Unione poi costituiva la condizione primaria del benessere dei loro cittadini e quindi del consenso grazie al quale essi potevano continuare a governare...

 

N. 24, Luglio 2002

Qualcuno sostiene che oggi in Europa – e in particolare all’interno della Convenzione – si stanno affrontando uno schieramento antifederalista ed uno federalista. Lo schieramento antifederalista sarebbe composto da coloro che vogliono rafforzare il ruolo del Consiglio Europeo e del Consiglio dei Ministri, accentuando il carattere intergovernativo dell’Unione. Lo schieramento federalista sarebbe invece composto da coloro che vogliono rafforzare il ruolo della Commissione. Lo schieramento federalista sarebbe quindi quello che vuole preservare il metodo comunitario, ed eventualmente potenziarlo, estendendolo a settori, come la politica estera e la difesa, che oggi ne sono esclusi...

 

N. 25, Ottobre 2002

Negli ultimi tempi il Patto di stabilità, sottoscritto dai paesi della cosiddetta Eurolandia per garantire le condizioni di sopravvivenza della moneta europea, sta dimostrando la sua fragilità. Bisogna ricordare che il pericolo che il patto venisse messo in discussione da uno o più shocks asimmetrici era stato ampiamente previsto sia dagli euroscettici, che non volevano che l’euro venisse adottato, o comunque si auguravano che esso venisse abbandonato il più presto possibile dopo la sua creazione, sia dai federalisti, che denunciavano i pericoli che lo minacciavano e sollecitavano le decisioni necessarie per prevenirli. Ma bisogna anche dire che i primi segni di cedimento del Patto di stabilità sono comparsi con una rapidità superiore alle aspettative...

 

N. 26, Dicembre 2002

Il mondo industrializzato sta conoscendo la più grave crisi economica della sua storia dopo quella del 1929. Si tratta di una crisi che, come spesso accade, è stata innescata dalla fine di una bolla speculativa, ma che ha incominciato a investire l’economia reale e che si sta manifestando in Europa in modo più minaccioso che negli Stati Uniti...

 

N. 27, Febbraio 2003

Oggi vengono frequentemente fatti paralleli tra la Convenzione in corso a Bruxelles e la Convenzione di Filadelfia del 1787. Uno dei più evidenti riguarda le linee di frattura che attraversano l’una e attraversavano l’altra. Lo spartiacque che divideva la Convenzione di Filadelfia contrapponeva i rappresentanti dei grandi Stati a quelli dei piccoli. I primi volevano che fosse loro riconosciuto nella futura costituzione il maggior peso che corrispondeva alla loro popolazione...

 

N. 28, Aprile 2003

La preparazione e la conduzione da parte dell’America della guerra all’Iraq ha fatto emergere una profonda spaccatura tra i paesi membri (e candidati) dell’Unione europea. Si tratta di una spaccatura che ha visto contrapposti, da una parte, i governi che, con in testa la Gran Bretagna, hanno accettato supinamente l’atto di forza americano e, dall’altra, quelli che si sono opposti ad esso tentando di salvaguardare il debolissimo grado di indipendenza che ancora posseggono...

 

N. 29, Giugno 2003

Dopo che la guerra degli Stati Uniti e della Gran Bretagna contro l’Iraq si è conclusa con una rapida vittoria militare (anche se a prezzo della disgregazione sociale e amministrativa del paese, dello sfacelo delle sue strutture sanitarie e della distruzione o della perdita di beni culturali di valore inestimabile) i governi europei stanno andando a gara nel dare prove di amicizia nei confronti degli Stati Uniti, o quantomeno nello smorzare le divergenze che li separano da essi...

 

N. 30, Ottobre 2003

PER UN PATTOFEDERALE TRA I PAESI FONDATORI

L’impotenza dell’Europa e la necessità di una politica estera e di difesa

L’Unione europea si trova oggi di fronte a molte impasse — politiche ed economiche. Ma l’occupazione dell’Iraq da parte delle truppe americane e britanniche, che ha fatto seguito alle vicende dei Balcani, ha messo in luce con drammatica evidenza che il problema dell’unità politica dell’Europa non mette in gioco soltanto il benessere degli europei e il loro ritardo tecnologico nei confronti degli Stati Uniti ma è, come l’ex-Cancelliere Kohl non si stancava di ripetere negli ultimi anni del suo mandato, una questione di pace o di guerra...

 

N. 31, Gennaio 2004

La conferenza intergovernativa di Bruxelles è finita, come non poteva non finire, con un clamoroso fallimento. Ma si deve sottolineare che il suo esito sarebbe stato altrettanto negativo se essa si fosse conclusa con l’approvazione della “Costituzione” elaborata dalla Convenzione. Questa è infatti un documento che non contiene il minimo elemento di novità che non sia puramente formale e che il più euroscettico dei governi avrebbe potuto approvare, nella certezza che la propria sovranità non sarebbe stata per nulla intaccata...

 

N. 32, Aprile 2004

Dopo il fiasco di Bruxelles, e sotto l’effetto dello spettacolo dell’impotenza dell’Unione in occasione della guerra in Iraq, i governi britannico, francese e tedesco hanno preso atto dell’impossibilità di garantire con le istituzioni attuali una presenza attiva dell’Europa nel mondo e un grado, per quanto modesto, di governabilità dell’Unione; e hanno posto le basi per la nascita di un gruppo-pilota che dovrebbe assicurare un minimo di coordinazione militare tra i suoi membri – in sintonia comunque con i piani della NATO – e concordare un orientamento comune sui punti più importanti della politica europea...

 

N. 33, Giugno 2004

La guerra in Iraq è stata il più clamoroso esempio della totale incapacità di agire dell’Europa, della paralisi prodotta dalla sua divisione, della sua inesistenza come soggetto politico nei rapporti internazionali. Alcuni dei governi dei suoi Stati membri si sono lasciati invischiare in un’avventura che i loro cittadini rifiutavano e il cui esito catastrofico era largamente prevedibile...

 

N. 34, Ottobre 2004

Dopo l’approvazione, da parte del Consiglio Europeo di Bruxelles, di un documento che porta il nome di costituzione, ma che di fatto non fa altro che formalizzare le divisioni che esistono all’interno dell’Unione, qualcuno ha affermato che nel vertice, e nel corso del processo che lo ha preceduto, si sono contrapposte una linea euroscettica e una linea federalista, e che la prima ha prevalso sulla seconda...

 

N. 35, Febbraio 2005

Anche se al termine di complessi e difficili negoziati, la Turchia sarà verosimilmente ammessa come membro dell’Unione europea nel 2014. Si tratta di un esito in buona parte scontato se si pensa che la Turchia è legata da un accordo di associazione con la Comunità europea fin dal 1963 e che da allora essa ha accresciuto con ritmo accelerato i suoi reciproci vincoli di interdipendenza con la Comunità prima e con l’Unione poi...

 

N. 36, Giugno 2005

La mancata ratifica del Trattato costituzionale da parte della Francia, così netta ed inequivocabile, cui si aggiunge il No dell’Olanda, segna la fine di questo testo così come è stato originariamente concepito e apre una stagione di incertezza e di trattative concitate durante la quale i governi tenteranno di superare lo stallo. La tentazione di minimizzare l’accaduto e di cercare di riassorbire la sconfitta senza grandi rivolgimenti sarà forte...

 

N. 37, Ottobre 2005

L’Unione europea sta attraversando una crisi di cui non si deve sottovalutare la gravità. Questa crisi deriva dalla natura stessa dell’Unione che, così come è oggi, risponde al disegno di alcuni Stati membri di diluire la Comunità europea in un’area sempre meno integrata. Questo disegno è inconciliabile con il tentativo di rafforzare la coesione politica tra gli Stati membri e sta portando l’Europa alla paralisi...

 

N. 38, Dicembre 2005

La diluizione dell’Unione europea in un’area di libero scambio è un processo che rischia di diventare irreversibile. La profonda eterogeneità dei Paesi che ormai la compongono, la divergenza dei loro interessi nazionali, le loro differenti visioni circa gli obiettivi del processo europeo, la diversa concezione che essi hanno del rapporto da instaurare con gli Stati Uniti spingono ineluttabilmente verso questo sbocco. Molti Stati condividono e favoriscono questa tendenza...

 

N. 39, Marzo 2006

La guerra del gas russo e la continua crescita del prezzo del petrolio, entrambe legate a fattori strutturali dell’attuale quadro internazionale, hanno messo in evidenza la precarietà del benessere e dello sviluppo economico dell’Europa, che dipendono dalla disponibilità a basso costo dei combustibili fossili e dalla ragionevole certezza del flusso di forniture, cioè in ultima istanza dalla stabilità del quadro di potere mondiale che garantisce l’una e l’altra...

 

N. 40, Giugno 2006

Due tendenze in particolare lavorano oggi contro l’unità europea. La prima è quella protezionistica che si sta diffondendo a livello mondiale, innescata dalla crescente riluttanza dei cittadini, preoccupati dagli effetti della globalizzazione, a subire supinamente l’applicazione degli accordi multilaterali e delle ricette elaborate nell’ambito del WTO, del FMI, del G8 o di altri organismi analoghi. La seconda è quella alla divergenza delle politiche dei paesi membri dell’Unione europea, conseguenza dell’impasse in cui si trova l’integrazione europea che li priva di un quadro di riferimento sovranazionale per le loro politiche...

 

N. 41, Settembre 2006

La decisione presa dal Consiglio europeo il 15 giugno scorso di estendere fino al 2008 il periodo di riflessione sul problema delle riforme istituzionali è un’ulteriore conferma del fatto che l’Unione europea, paralizzata dalle proprie contraddizioni interne, è sempre più incapace di agire. Neppure l’urgenza delle sfide che la situazione internazionale in continuo peggioramento pone, minacciando anche gli interessi vitali del nostro continente, riesce a smuoverla e a costringerla a trovare gli strumenti adeguati all’azione; la stessa questione israelo-libanese ha dimostrato ancora una volta come ciascuno Stato persegua la propria limitata politica nazionale cercando, al massimo, la collaborazione con gli altri partner europei...

 

N. 42, Dicembre 2006

“Il problema (…) al centro dell’integrazione europea, (è) lo scisma concettuale che c’è tra gli Stati membri. Delle tendenze contraddittorie e inconciliabili sulle visioni del futuro dell’Europa sono ormai in rotta di collisione. Mentre per alcuni l’unica strategia da seguire per salvare il continente è quella di costruire gli “Stati Uniti d’Europa”, altri preferiscono sottolineare il fatto di aver aderito semplicemente ad un mercato comune. Questo profondo disaccordo sulla direzione che deve prendere l’Unione europea minaccia di porre fine al processo di integrazione europea, benché esso sia stato finora ricco di successi...

 

N. 43, Marzo 2007

Come hanno confermato i numerosi summit internazionali sul clima che si sono succeduti negli ultimi mesi e i commenti scientifici che li hanno accompagnati, il riscaldamento del pianeta non è più solo una previsione scomoda, ma è ormai anche una realtà incontrovertibile. Ciononostante, a fronte di un dibattito scientifico così avanzato, il dibattito relativo alle politiche da intraprendere per affrontare questa emergenza globale è appena incominciato...

 

N. 44, Luglio 2007

Illudersi, o cercare di illudere le opinione pubbliche, come hanno fatto i Capi di Stato e di governo il 21-22 giugno scorso a Bruxelles, che il rilancio dell’Europa dipenda dall’adozione di un Trattato di riforma più o meno semplificato rispetto a quello costituzionale, significa sottovalutare le cause profonde dell’impotenza dell’Europa. Esse affondano le loro radici nel fatto che nel quadro dell’Unione europea le potenzialità del processo di unificazione si sono ormai esaurite, come dimostra l’involuzione dei rapporti tra gli Stati membri, sempre meno collegati ad un’ottica europea di reciproca integrazione e sempre più dipendenti dalle decisioni che gli USA, di nuovo la Russia e ormai anche la Cina prendono in campo militare, in quello dell’energia e in quello delle politiche commerciali e monetarie...

 

N. 45, Ottobre 2007

Negli ultimi sette anni, mentre l’Europa si è attardata in infruttuosi ritocchi istituzionali, nel mondo sono avvenute trasformazioni straordinarie. Basti ricordare che in questo breve arco di tempo si è consumata la fase degli equilibri mondiali dominati dall’unipolarismo americano, che la Cina ha incominciato concretamente a giocare il ruolo di grande potenza economica e militare su scala globale e che i focolai di crisi nell’area mediorientale e centro-asiatica sono addirittura aumentati in numero e in gravità rispetto al recente passato...

 

N. 46, Dicembre 2007

Gli appelli a favore di una difesa europea lanciati da più parti, e in particolare dal Presidente della Repubblica francese Sarkozy, sono una conferma, qualora ce ne fosse bisogno, del fatto che questa non esiste ancora e che ormai nessun paese europeo da solo può garantire la propria sicurezza e contribuire a promuovere la pace. Questi appelli hanno però un grave limite: ignorano, o fingono di ignorare, che il nodo della difesa europea non può essere sciolto finché non si superano le sovranità nazionali e mirano a conservare, o al massimo ad approfondire, la cooperazione tra i paesi europei nell’ambito dei tradizionali trattati internazionali...

 

N. 47, Marzo 2008

La crisi politica ed economica che sta vivendo l’Italia è un segnale allarmante che riguarda tutti gli europei, e sarebbe un grave errore considerarla semplicemente alla stregua di uno dei tanti difficili e contraddittori momenti della pluridecennale rincorsa di questo paese nei confronti delle società più avanzate. Essa è soltanto l’aspetto più vistoso della generale involuzione della situazione europea, le cui radici affondano nel fatto che, nonostante oltre cinquant’anni di integrazione, l’Europa è ancora divisa, impotente e irresponsabile...

 

N. 48, Giugno 2008

Il mondo è sempre più prigioniero dell’incertezza globale. I governi sembrano disarmati di fronte a crisi sempre più frequenti, numerose, intrecciate, che essi stessi incessantemente contribuiscono a creare, come nel caso delle politiche food-for-oil avviate da alcuni Stati.
Non è colpa della natura se l’emergenza della fame nel mondo si è aggravata negli ultimi mesi. Né dipende dalla sola natura produrre tutto il cibo che è oggi necessario per sfamare l’umanità...

 

N.49, Novembre 2008

Negli ultimi mesi il mondo è stato scosso da due gravi crisi. La prima, di carattere militare e con implicazioni politiche regionali, è quella legata al conflitto tra Russia e Georgia. La seconda, di natura finanziaria e con un impatto economico globale, è legata al crollo di numerosi colossi bancari e delle borse in tutto il mondo. Si tratta di due crisi di gravità molto diversa per quanto riguarda le implicazioni e l’impatto che stanno avendo sui nostri paesi, ma accomunate dal fatto di essere il prodotto del profondo mutamento in atto negli equilibri mondiali. Entrambe hanno contribuito a far cadere il velo che ancora celava la fine dell’unipolarismo americano, aprendo così scenari nuovi ancora difficili da definire...

 

N. 50, Aprile 2009

Da tempo il mondo non viveva una crisi economica di dimensioni paragonabili a quella attuale. Una crisi – più grave di quella degli anni Trenta del secolo scorso, quando l’area del-l’ex-Unione Sovietica e l’intera Asia erano ancora ai margini del commercio mondiale –, i cui effetti rischiano di proiettarsi non solo sulle prospettive di sviluppo e crescita del prossimo decennio, ma anche su quelle della prossima generazione. Una crisi che affonda le sue radi-ci nel laissez faire liberista dei governi, negli eccessi speculativi e negli squilibri economici e finanziari – affermatisi negli anni Novanta come il nuovo modello dell’economia globale – e che rischia di essere una catastrofe per l’Europa...

 

N. 51, Luglio 2009

Il 1° settembre del 1994, durante il semestre di presidenza tedesca dell’Ue, il presidente del gruppo parlamentare della CDU/CSU Wolfgang Schäuble presentava al Bundestag, a nome del suo partito, il documento da lui redatto insieme a Karl Lamers dal titolo “Riflessioni sulla politica europea”. Si trattava di un testo, e di un’iniziativa, che segnava uno dei momenti più alti del dibattito politico europeo...

 

N. 52, Dicembre 2009

Il primo dicembre è entrato in vigore il Trattato di Lisbona, dopo otto, difficilissimi anni di proposte e bocciature. Il risultato non è commensurabile né alle aspettative iniziali, né alle fatiche costate. L’Unione europea a Ventisette si è data un assetto forse più razionale per la gestione dei suoi affari correnti, ma ha anche mostrato di non avere margini per ulteriori revisioni né tantomeno per ambiziosi progetti politici...

 

N. 53, Marzo 2010

La maggior parte dei cittadini europei continua a credere nel progetto di un’Europa unita, ma è   prigioniera di un quadro in cui questo progetto non è più all’ordine del giorno. Non a caso, ogniqualvolta negli ultimi anni i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi direttamente, essi hanno sostenuto a malincuore o addirittura bocciato questa Unione europea. Al di là dei traguardi raggiunti, l’opinione pubblica sa che oggi l’Europa non è un’unione politica, ma solo un grande contenitore e magnete di energie e potenzialità il cui governo effettivo dipende dalle politiche nazionali; e sa che tutto questo non basta per proteggerla e attrezzarla rispetto alle sfide che provengono dal nuovo quadro mondiale...

 

N. 54, Settembre 2010

La crisi finanziaria che ha investito nei mesi scorsi l’euro è una crisi strutturale che affonda le sue radici nella divisione politica dell’Europa. In una fase di debolezza e arretramento dell’Occidente, in grave difficoltà di fronte all’ascesa delle nuove potenze, i mercati, gli analisti, gli osservatori hanno identificato nella costruzione comunitaria europea il soggetto in assoluto più fragile, e quindi perdente, all’interno dei nuovi equilibri che si vanno formando...

 

N. 55, Gennaio 2011

L’euro sopravviverà? A meno di dieci anni dall’introduzione della moneta unica, questo è il dubbio che incombe sul futuro dell’Europa. Prima la crisi greca, poi quella irlandese e quindi il profilarsi di quella portoghese, hanno irrimediabilmente incrinato le certezze sulla possibilità di tenere ancora a lungo in vita un’unione monetaria delle dimensioni di quella che è stata creata in Europa non inquadrata in uno Stato. Un’unione monetaria in cui gli squilibri economici e commerciali tra i suoi membri tendono ad approfondirsi anziché attenuarsi e in cui i temuti shock asimmetrici stanno diventando endemici...

 

N. 56, Luglio 2011

La ribellione delle masse arabe contro regimi corrotti e autoritari porterà effettivamente all’affermazione della democrazia e alla crescita civile ed economica del Nord Africa e del Medio Oriente?
Molte incognite impediscono ancora di dare una risposta definitiva a questa domanda. Ma tre in particolare prevalgono su tutte: la persistente precarietà del quadro politico, economico e finanziario mondiale; l’evidente fragilità delle prospettive di integrazione su scala regionale nord africana ed interregionale euro-mediterranea; la capacità degli europei di proporre un piano di co-sviluppo euromediterraneo...

 

N. 57, Dicembre 2011

Il tempo confermerà se il risultato del vertice svoltosi a Bruxelles l’8-9 dicembre scorsi ha sancito effettivamente una svolta nella storia dell’Unione. Ma sin da ora possiamo dire che l’autoesclusione della Gran Bretagna dall’accordo con cui la Germania e la Francia hanno voluto segnare l’avvio del rafforzamento dell’Unione monetaria indica che si è consumata una rottura di enorme peso politico, e che si può aprire una nuova fase del processo europeo...

 

N. 58, Maggio 2012

“È quasi una valanga: in questo momento il numero di prese di posizione sull’avvenire dell’Europa da parte di personalità politiche di primo piano supera ogni previsione”. Ferdinando Riccardi, editorialista dell’Agence Europe e uno degli analisti più attenti a quanto accade nell’Unione europea, ha commentato così il ripetersi, sempre più frequente, di interventi a sostegno di una profonda riforma dell’UE da parte di esponenti politici, soprattutto tedeschi, ma anche italiani e francesi, che spesso ricoprono incarichi istituzionali di alto livello...

 

N. 59, Luglio 2012

L’esito del Consiglio europeo e del Vertice dell’Eurozona del 28-29 giugno a Bruxelles deve innanzitutto essere interpretato alla luce dei tre segnali politici che al termine dei lavori sono stati lanciati al mercato internazionale ed alle opinioni pubbliche.
Il primo segnale è che i paesi dell’Eurozona, chiamati a dare delle risposte concrete, hanno dovuto trovare un accordo per procedere subito sulla strada dell’unione bancaria e dell’unione di bilancio, rafforzando innanzitutto il ruolo della Banca centrale europea nel nuovo sistema di regolazione e di vigilanza del credito...

 

N. 60, Gennaio 2013

Realizzare le “quattro unioni” (bancaria, fiscale economica e politica) sciogliendo il nodo della legittimità democratica: questa è la rotta che i governi dell’eurozona, la Commissione europea, la BCE e alla fine anche il Parlamento europeo, seppure molto timidamente, si sono impegnati a seguire per mettere in sicurezza l’euro, risolvere la crisi del debito sovrano e creare una vera unione economica e monetaria. Incalzati dalla crisi, i governi hanno dovuto prendere atto dell’impossibilità di continuare a gestire l’unione monetaria con istituzioni e trattati disegnati per far semplicemente coesistere e cooperare più Stati nel grande mercato comune, e non per governare la moneta, l’economia, il bilancio, la fiscalità di uno Stato sovranazionale...

 

N. 61, Giugno 2013

In Europa, come ha osservato recentemente anche l’Economist, “the reason for today’s inaction is not a shortage of things to do, but a shortage of the will to do them” (“The Sleepwalkers”, 25 Maggio 2013). Se è chiaro, infatti, che solo portando a termine le quattro unioni (bancaria, fiscale, economica e politica) si potrà completare l’unione monetaria e creare il quadro adeguato per superare la crisi e tornare a crescere e ad essere competitivi sulla scena mondiale, è altrettanto evidente che la ragione per cui non si procede speditamente in questa direzione è perché manca la volontà politica per farlo...

 

N. 62, Febbraio 2014

L’economia globale sembra essere alla vigilia di nuove turbolenze, ma questa volta l’epicentro della crisi non saranno più né gli USA, né (salvo bruschi cambi di linea) l’eurozona, bensì quei paesi emergenti più fragili che incominciano a soffrire la fine della politica del quantitative easing della Federal Reserve e la politica più aggressiva dei paesi europei nel commercio internazionale. Cosa poi questo focolaio di tensioni possa innescare nelle borse europee e mondiali, e come possa incidere sulla stabilità globale, non è prevedibile con precisione...

 

N. 63, Luglio 2014

Una legislatura costituente

Sul nuovo Parlamento europeo appena insediatosi pesa una grande responsabilità. La prossima legislatura dovrà saper concludere il processo di trasformazione dell'unione monetaria in una vera unione politica; oppure, accompagnerà la fine del progetto europeo.
La radicalizzazione dello scontro che ha accompagnato la campagna elettorale si spiega, in ultima istanza, proprio in riferimento all’importanza particolare che riveste questa legislatura...

 

N. 64, Gennaio 2015

Europei al bivio

I drammatici fatti di Parigi pongono i governi europei di fronte ad un bivio, che questa volta nessuno può più permettersi di ignorare: o si è capaci di trasformare il sentimento condiviso di minaccia ai valori della civiltà democratica, che costituisce il patrimonio del nostro continente e che è stato al centro delle grandi manifestazioni unitarie del 10 gennaio, in una risposta politica all’altezza della sfida, oppure, se dopo un omaggio – che diventa puramente retorico – al significato delle conquiste ideali europee, ci si rifugia ancora una volta nei vecchi miti nazionali, si decreta la sconfitta definitiva di tali conquiste e della nostra civiltà...

 

N. 65, Agosto 2015

Se serviva una dimostrazione che l'Europa non può fermarsi alla "manutenzione dell'esistente", per usare un'espressione del Primo ministro italiano Renzi, difficilmente si sarebbe potuto pensare ad un esempio migliore di quello offerto dalla crisi greca. Le settimane concitate che hanno preceduto l'accordo hanno mostrato come meglio non si poteva che l'assetto attuale dell'eurozona alimenta una spirale di sfiducia reciproca che richiede sforzi immensi per riuscire a trovare, ogni volta che è necessario, le soluzioni minime, che più che condivise appaiono spesso frutto di confronti di forza e lasciano ulteriori strascichi di rancori pericolosi...

 

N. 66, Gennaio 2016

Il rischio di un naufragio del processo di unificazione europea è concreto. L’ultimo vertice europeo del 2015 ha confermato il preoccupante grado di divisione, indecisione, impotenza in cui si trova oggi l’Europa. Sia le crisi che si sono succedute negli ultimi anni – quella economica, quella finanziaria e del debito sovrano e infine quella dei rifugiati – sia il problema dei rapporti con la Russia e gli attacchi terroristici collegati alle guerre in corso in Siria e al caos medio-orientale, anziché promuovere più unità di intenti e coesione sociale, hanno reso meno solidale e compatta l’Europa...

 

N. 67, Marzo 2016

Dopo Bruxelles

Gli attentati terroristici di Bruxelles hanno mirato al cuore dell’Europa in un momento in cui l’Unione sembra già in preda al caos, per le sue debolezze strutturali. Eppure tutto quello che è necessario ed urgente fare, sia per affrontare il problema della sicurezza, sia per risolvere il problema del governo economico, è ormai sul tappeto, e nelle sedi europee e tra i governi se ne discute quasi quotidianamente...

 

N. 68, Ottobre 2016

L’appuntamento a Roma nel marzo 2017 per il 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma: uno spartiacque per il futuro dell’Europa

Il messaggio che il Consiglio europeo ed i governi nazionali stanno inviando in questi mesi ai cittadini europei è devastante. In un frangente che richiederebbe più che mai l’azione e la capacità di iniziativa, vediamo un Consiglio che rinuncia alla progettazione politica scegliendo “il frenetico stare fermi”, come denunciava già questa estate Jürgen Habermas, e dei governi che affannosamente cercano impossibili soluzioni nazionali alle varie crisi...

 

N. 69, Marzo 2017

La Marcia per l’Europa e la svolta di cui l’Europa ha bisogno

La giornata di sabato 25 marzo, con la celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma e con lo straordinario successo della Marcia per l’Europa, la manifestazione pro-europea che il Movimento Federalista ha organizzato insieme all’Unione europea dei federalisti, deve diventare una giornata di svolta per chiunque abbia a cuore il successo del grandioso progetto di unificazione dell’Europa...

 

N. 70, Luglio 2017

La straordinaria opportunità di costruire l'Europa federale

"Accettare lo status quo in Europa, vorrebbe dire accettare un'Europa sempre più burocratica, che né sa più spiegare ai cittadini dove vuole condurli, continuando a funzionare in modo meccanico, né riesce ad unirli... . L'Europa è stata fondata su una promessa di pace, di progresso, di prosperità. Oggi serve un progetto che possa rinnovare questa promessa... . Servirà ad un certo punto un cambiamento dei Trattati, perché questa Europa è incompleta: il problema non è se questi cambiamenti saranno necessari, ma quando e come"...

 

N. 71, Ottobre 2018

Un progetto di trattato per l’istituzione di un bilancio ad hoc per l’eurozona

La crisi che sta vivendo l’Unione europea non ha precedenti nella sua stessa storia. L’impasse che oggi il progetto sperimenta non è infatti legato a questioni specifiche, politiche od economiche, come altre volte è accaduto in passato, e in modo particolarmente grave con la crisi finanziaria dal 2011 e quella migratoria nel 2015-2016; è, piuttosto, l’effetto della vittoria elettorale delle forze nazionaliste e anti-democratiche che vogliono smantellare le strutture del processo di unificazione europea, non solo in nome di un ritorno a fantomatiche sovranità nazionali, ma anche dell’affermazione di regimi politici che orgogliosamente rivendicano la loro vocazione illiberale...

 

N. 72, Marzo 2019

Per la pima volta nella storia dell’unificazione europea, un capo di Stato, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, si è rivolto direttamente a tutti i cittadini europei, nella loro lingua, “per tracciare insieme il cammino di un Rinascimento europeo” in un momento in cui come “mai dalla Seconda guerra mondiale, l’Europa è stata così necessaria. Eppure, mai l’Europa è stata tanto in pericolo.” Lo ha fatto con un messaggio che, anche in vista delle elezioni europee, trasmette tutta la drammaticità del momento, insieme alla volontà di agire per salvare il progetto europeo, rinnovandolo...

 

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