Marzo 2019

 

 

 

Per la pima volta nella storia dell’unificazione europea, un capo di Stato, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, si è rivolto direttamente a tutti i cittadini europei, nella loro lingua, “per tracciare insieme il cammino di un Rinascimento europeo” in un momento in cui come “mai dalla Seconda guerra mondiale, l’Europa è stata così necessaria. Eppure, mai l’Europa è stata tanto in pericolo.” Lo ha fatto con un messaggio che, anche in vista delle elezioni europee, trasmette tutta la drammaticità del momento, insieme alla volontà di agire per salvare il progetto europeo, rinnovandolo.

Oggi, tutta l’Europa, come dimostra la Brexit, è minacciata dall’insidia del ripiego nazionalista, che è solo “un rifiuto senza progetto”, ma è bloccata anche da una seconda insidia, quella dello status quo e della rassegnazione. Due insidie mortali, ed è la seconda ad alimentare la prima. Per questo, le due insidie devono essere sconfitte insieme, riuscendo a “reinventare politicamente, culturalmente, le forme della nostra civiltà in un mondo che si trasforma”; costruendo insieme il nuovo Rinascimento europeo su tre ambizioni: difendere la nostra libertà, proteggere il nostro continente e ritrovare lo spirito di progresso.

Fin dalla sua campagna elettorale e dalla sua elezione, Macron, partendo dalla consapevolezza che un’Europa sovrana è la condizione necessaria per ridare fiducia alle nostre società, ha incentrato la sua azione sul tentativo di avviare in Europa un processo di riforma profonda, in grado di creare a livello europeo un potere politico che, solo, può rispondere alle sfide e ai problemi che stiamo vivendo. Lo ha fatto in un isolamento reso ancora più drammatico dalla perdita di un alleato prezioso come l’Italia, in seguito alla vittoria delle forze nazionaliste e populiste; a fronte di una Germania arroccata nella difesa dello status quo comunitario; a fronte di forze politiche che sono state sorde e cieche all’appello di creare un fronte coeso attorno alla comune battaglia per rafforzare l’Europa; e di un Parlamento europeo che ha rifiutato di affiancarlo per costruire insieme un’Europa sovrana. Per questo è tanto più significativo il suo scatto per aggirare l’impasse creata dall’inerzia degli amici e dall’ostilità dei nemici.

La situazione attuale lo obbliga a giocare al di fuori delle regole e delle procedure normali, per andare ad aprire, senza mediazioni, una battaglia politica appellandosi direttamente alle forze che in questo momento condividono il senso del pericolo che corre l’Europa, quasi per stanarle e costringerle all’azione: “Non possiamo lasciare che i nazionalisti, senza soluzioni, continuino a sfruttare l’ira dei popoli. Non possiamo essere i sonnambuli di un’Europa rammollita. Non possiamo rimanere nella routine e nell’incantesimo. L’umanesimo europeo è un’esigenza di azione. Ed ovunque i cittadini chiedono di partecipare al cambiamento. Allora entro la fine dell’anno, con i rappresentanti delle istituzioni europee e degli Stati, instauriamo una Conferenza per l’Europa al fine di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati. Questa conferenza dovrà associare gruppi di cittadini, dare audizione a universitari, parti sociali, rappresentanti religiosi e spirituali. Definirà una roadmap per l’Unione europea trasformando in azioni concrete queste grandi priorità. Avremo dei disaccordi, ma è meglio un’Europa fossilizzata o un’Europa che progredisce, talvolta a ritmi diversi, rimanendo aperta a tutti? In questa Europa i popoli riprenderanno davvero in mano il loro destino.”

La Francia, dunque, chiama a raccolta i cittadini per la battaglia per la Federazione europea. Questa è la lente attraverso cui chi ha a cuore l’Europa deve leggere e capire l’iniziativa del presidente francese. Il peggiore errore che possa fare la politica è fermarsi alle singole proposte contenute od omesse nel documento di Macron e dividersi o puntualizzare su di esse. Macron porta l’attenzione sui settori in cui l’Europa deve diventare capace di governare per dare risposte alle paure e alle preoccupazioni dei cittadini, e lancia dei ballons d’essai su ipotesi del tutto embrionali. Lo scopo è aprire un dibattito, in cui cresca la richiesta che l’Europa diventi capace di fare politica, e si apra la possibilità di avviare una riforma profonda dei Trattati.

Il cuore della proposta è la richiesta della Conferenza per l’Europa, disegnata esattamente sul modello della Convenzione. L’obiettivo è arrivare a portare gli Stati che lo vogliono a dar vita al nucleo di un’Europa sovrana, e a lasciare che chi non è pronto resti collegato nel cerchio esterno e valuti quando entrare. Ed è essenziale capire che con questa iniziativa Macron sottrae ai governi il monopolio del tema e dell’iniziativa sulla riforma dell’Unione europea che sinora era rimasto confinato al confronto tra governi, e lo sposta dalle stanze del Consiglio europeo all’opinione pubblica.

Il sasso lanciato da Macron sta effettivamente agitando lo stagno dell’opinione pubblica europea: ha riscosso un largo sostegno – sia pure con vari distinguo – da parte delle forze politiche europee, dentro e fuori dal Parlamento europeo, e di molti intellettuali e politologi in tutt’Europa; sta e costringendo i reticenti ad uscire allo scoperto e ad esprimere con chiarezza le proprie posizioni: ne è un esempio l’intervento di Annegret Kramp-Karrenbauer, l’erede designata di Angela Merkel, significativamente pubblicato in cinque lingue, dal quale emergono alcune convergenze con i temi, come quello della difesa, sollevati da Macron, assieme una visione del futuro dell’Europa fortemente legata al mantenimento dello status quo e alla difesa del ruolo degli Stati membri.

La sfida elettorale europea si colora così di nuova forza. L’appello all’azione del Presidente francese sfida l’immobilismo di chi non vuol mettere in discussione gli equilibri di potere a favore degli Stati membri che oggi caratterizzano l’Unione europea, e chiama all’azione chi vuole un’Europa più forte attraverso la proposta di convocare una Conferenza per l’Europa per definire “una roadmap per l’Unione europea trasformando in azioni concrete queste grandi priorità”.

Gli europei stanno consumando tempo e risorse a causa della loro persistente divisione: il momento di agire è ora, per costruire un’Europa sovrana e federale che rimetta al centro del processo politico globale un modello di democrazia sovranazionale e messaggio di pace, di libertà, di solidarietà.

Publius

 
 

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